L’evoluzione della specie

shapeimage_3La selezione naturale, concetto introdotto da Charles Darwin nel 1859 nel libro L’origine delle specie, è il meccanismo con cui avviene l’evoluzione e secondo cui, nell’ambito della diversità genetica delle popolazioni, si ha un progressivo (e cumulativo) aumento della frequenza degli individui con caratteristiche ottimali (fitness) per l’ambiente di vita.

In riferimento alla competizione tra individui, Darwin descrisse il concetto di “lotta per l’esistenza”, che si basava sull’osservazione che gli organismi, moltiplicandosi con un ritmo troppo elevato, producono una progenie quantitativamente superiore a quella che le limitate risorse naturali possono sostenere, e di conseguenza sono costretti a una dura competizione per raggiungere lo stato adulto e riprodursi.

Cosa centra tutto questo con il basket? Forse nulla, forse molto.

Seguitemi con il ragionamento.

Mi viene chiesto (non da organi ufficiali, s’intende) quali sono, secondo me, i primi passi da compiere per fare in modo che la pallacanestro possa ricominciare a produrre giocatori di livello internazionale. La questione è sul tavolo di dotti e saggi e quindi, io sono alla finestra ad aspettare che vengano prese le giuste decisioni. Nel frattempo scrivo la mia idea. Chissà che qualcuno possa, magari, prendere spunto.

Parto dal principio “Darwiniano” sull’evoluzione dalla specie per migrare all’ipotesi della selezione di gruppo. Tale teoria è stata introdotta nel 1962 da Wynne-Edwards, che sosteneva come alcuni individui, in determinate circostanze, possono sacrificare la loro riproduzione per offrire un vantaggio al gruppo a cui appartengono. In altri termini, ci sarebbero forze selettive che agiscono sulla competizione tra gruppi e non su quella tra individui e, di conseguenza, si osserverebbe una diminuzione della fitness individuale per la sopravvivenza del gruppo.  Secondo Wynne-Edwards, gli individui possono limitare la loro riproduzione, ad esempio quando scarseggia il cibo, per evitare il sovraffollamento, con successivo impoverimento delle risorse alimentari.

Nel basket oggi mancano risorse alimentari e, siamo al punto che lo sport sta mangiando se stesso. Con regole artificiali viene imposto che, obbligatoriamente, debbano essere introdotti i giovani nelle varie categorie Nazionali e non. Tale regole vengono praticamente adottate dalle società e, come sostengo nel mio precedente intervento, ciò non porta ad un miglioramento della pallacanestro anzi al suo  conseguente e progressivo deteriorarsi.

Ma noi stiamo parlando di miglioramento della specie, non del suo regredire e quindi dobbiamo fare in modo che entrino in gioco tutti i fattori atti ad innescare il processo evolutivo che porti in nostro sport ad una sua crescita.

Partiamo da qualche semplice domanda:

Quali sono le differenze fisiologiche tra un giovane e un vecchio?

La prima che mi viene in mente è quella che un giovane corre e un anziano cammina.

Vogliamo che il basket sia giocato maggiormente dai giovani? Facciamo in modo che lo si possa giocare più velocemente.

Normalmente il giovane è instancabile. Il vecchio è più svigorito.

Vogliamo che i giocatori giovani entrino più tempo in campo? Allunghiamo il tempo di gioco delle partite ed eliminiamo i tempi morti.

Se le partite durassero 8 minuti in più, ossia 2 minuti in più ogni quarto di gioco, ci sarebbe molto più tempo per fare in modo che i giocatori giovani scendano in campo per giocare la “loro” pallacanestro, fatta di atletismo, salti, e difesa aggressiva.

Un campionato formato da 30 partite da 40 minuti, produce 1200 minuti totali.

Un campionato formato da 30 partite da 48 minuti, produce 1440 minuti totali.

droppedImageI 240 minuti in più, corrispondono al “minutaggio “di ben 6 partite. Sono convinto che queste 6 gare sarebbero senza dubbio giocate da tutti quei giocatori che, in questo momento stanno scaldando le panchine italiane. Anzi, sono convinto che ciò produrrebbe un valore aggiunto di circa il 15%, ossia che la velocità del gioco che innescherebbe questo processo evolutivo, provocherebbe un maggior utilizzo dei giovani giocatori di ulteriori 5 partite.

5 + 6 = 11. Undici partite in più per i nostri giovani giocatori che, non sarebbero più costretti a giocare il “garbage time” o a passare asciugamani  e bottigliette di bevande energetiche ai veterani.

Facciamo in modo che ci siano più allenatori disposti ad allenare giocatori che corrono, che eseguano i fondamentali individuali al massimo della velocità.

Facciamo in modo che l’intervallo duri esattamente 10 minuti e non i soliti 15 che siamo soliti vedere.

Facciamo in modo che i tiri liberi siano tirati nei tempi giusti e non diventino, tra asciugata di mani sui calzoncini, palleggi propiziatori ed enunciazione di mantra divinatori, l’equivalente di un time out chiamato per far riposare il gerontocomio.

Non sono convinto che si possa arrivare nel breve tempo ad un aumento del tempo di gioco delle partite, ma sono convinto che, non potendo aumentare le dimensioni dei campo di gioco, l’unico modo per accelerare l’evoluzione della specie sia quello di agire sull’unico meccanismo a nostra disposizione: l’orologio.

Roberto Cecchini

Autore: Roberto

Allenatore Nazionale

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